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Cinefili della rete, i nuovi barbari?

E’ interessante la diffidenza, l’insofferenza e, talvolta, il disprezzo che alcuni rappresentanti dell’establishment cinematografico italiano nutrono per le opinioni, le critiche, le informazioni che vengono dalla rete. Sia che si tratti di autori, vecchi e giovani, che di produttori o critici della carta stampata, la rete è vista spesso come una marea montante di irriverenti dilettanti allo sbaraglio, dalla stroncatura facile e dal gusto per la derisione più che per l’analisi, un’ orda di barbari in cerca di visibilità pronta a travolgere i sacri recinti con il gusto per la battuta caustica tipica dei social network e la smania demolitrice di frustrati parvenu.

La rete è, per definizione, aperta e interconnessa, non ci sono barriere d’entrata, né criteri di selezione preventivi che garantiscano la qualità degli interventi. Questo è un incentivo al dilettantismo dicono i difensori delle competenze e delle qualifiche. Credo che sia in parte vero ma è il classico modo di vedere il bicchiere mezzo vuoto. Preferisco vederlo mezzo pieno e considerare il proliferare dei discorsi sul cinema in rete come una possibilità di affermazione di inediti punti di vista e un’ occasione per dare una lettura dei film e dell’industria basata sulle straordinarie peculiarità di internet come strumento di raccolta dati e di confronto di opinioni.

La possibilità che offre il web di abbinare inserti video al testo scritto e proporre infiniti rimandi ipertestuali sembra fatta apposta per esaltare la riflessione e l’informazione sul cinema.

E in questo ambito il nostro Paese non sembra essere messo male.

Sia che si parli di siti web dedicati al cinema e agli audiovisivi in genere che di blog personali, che di vecchie e gloriose testate adattate ad internet come “Cineforum”, dalla rete arrivano una mole di informazioni, studi, commenti e opinioni che non hanno riscontro nella carta stampata, periodica o quotidiana, né sugli altri media tradizionali.

Prima di chiedersi quanto sono qualificate le voci del web bisognerebbe infatti domandarsi qual è la qualità dell’informazione e riflessione cinematografica sui giornali e in tv oggi in Italia.

Che cosa offrono al loro pubblico di avvincente, interessante, stimolante i media tradizionali?

In tv si parla di cinema nel programma “Cinematografo” di Rai Uno ad esempio. Un talk show con opinioni di starlette, parentame di potenti, vecchie glorie, autori spaesati, sedotti dall’illusione di promuovere i loro film: un teatrino avvilente di banalità.

Sui principali quotidiani, salvo forse che in occasione del festival di Venezia, il cinema ha spazio di una pagina intera solo nei pezzi di colore dedicati alle star hollywoodiane o a qualche divetto nostrano in vena di confidenze.

La recensioni cinematografiche sono relegate in una riserva indiana. Sarà per questa emarginazione programmatica, che non dipende da loro, ma molti dei critici dei quotidiani non sembrano più capaci di produrre articoli e recensioni che suscitino l’interesse dei lettori, ne arricchiscano le conoscenze in materia, ne stimolino l’attenzione e la voglia di saperne di più.

I periodici specializzati fanno fatica a stare al passo con i tempi, e spesso vanno da un estremo all’altro. Si passa da colorati e ammiccanti supporti promozionali ai film in uscita a riviste di nicchia dal linguaggio esoterico.

Sul web le testate più seguite mostrano innanzitutto una puntuale diligenza professionale nell’ offrire al proprio pubblico una materia prima spesso trascurata dal giornalismo italiano: l’informazione, la proposta pura e semplice di notizie. Prima che un calderone di opinioni, le testate on line sono una formidabile miniera di informazioni, dati, numeri.

Su siti come mymovies.it, movieplayer.it, cinemaitaliano.info, cinematografo.it, cinecittanews.it, screenweek.it, c’è un attenzione e una cura dell’informazione che si fa forte della capacità informatica della rete di ricercare, filtrare e aggregare dati ma anche del gusto personale e della visione critica originale di chi ci lavora.

I siti web che non hanno alle spalle enti o istituzioni, derivano le loro risorse in gran parte dalla pubblicità on line. A differenza di molte testate dei media tradizionali, garantite da agevolazioni, prebende, rendite di posizione, sono in balia delle regole del mercato e delle sfide della concorrenza. Una partita che si può vincere solo con la qualità del servizio, fatta di  quantità di informazioni, originalità di contenuti ed un modo di impaginarli e offrirli agli utenti funzionale e coinvolgente. C’è chi ci prova e fallisce miseramente, c’è chi invece ci riesce, diventando una fonte imprescindibile di informazioni e aggiornamenti, non solo su quello che accade da noi ma su quello che succede nel mondo, sui dibattiti globali sul cinema del futuro, sui film che qui non arriveranno mai: un’ apertura di prospettiva salutare che ci invita a guardare oltre i David di Donatello.

E’ difficile che le opinioni critiche sui film su queste testate, venendo da chi è nutrito di dati e riscontri, siano avventate o meschine, superficiali o disinformate come qualche autore del cinema italiano si lamenta che siano.

E poi c’è  un elemento in più a qualificare i giornalisti della rete che si occupano di cinema: la scarsa promiscuità che dimostrano di avere con l’ambiente su cui scrivono. Un elemento che da sempre è garanzia di credibilità giornalistica. Sia per un fattore generazionale che per l’ impermeabilità delle vecchie strutture ai nuovi arrivati, i recensori e i giornalisti delle testate web vedono questo mondo ancora con lo sguardo salutare degli outsider. Per questo, a differenza di molti loro colleghi dei media tradizionali, sempre in conviviale comunanza con le persone, le istituzioni e le aziende su cui dovrebbero esprimersi, riescono a volte a mettere in luce degli aspetti critici del settore e guardare ai film da un punto di vista inedito e disinteressato.

E’ vero, internet è un oceano infinito di esternazioni facilone, derisioni  gratuite, provocazioni insulse, ma non facciamo confusione tra i post di Facebook, i blog o le testate improvvisate, spesso da mitomani, con il lavoro di decine di giovani appassionati. Costoro, male o niente affatto remunerati, con le loro informazioni, opinioni, rimandi alla realtà internazionale, tengono vivo il dibattito e l’interesse del grande pubblico della rete per il cinema. Una forma d’espressione artistica popolare che, se fosse per i critici paludati e le celebrazioni ufficiali, sarebbe ridotta a culto catacombale, vizio di astrusi filologi, sfogo terapeutico di sedicenti autori senza pubblico finanziati in eterno dallo Stato, passerella di esibizionisti e celebrity, in un ambiente autoreferenziale senza speranza.

Le voci che provengono dal web rappresentano un elemento di vitalità e di apertura del cinema al mondo contemporaneo proprio perché basate su impulsi, esigenze, curiosità e indignazioni di gente che vive in un universo interconnesso e presente, proprio perché alimentate da intellettuali precari che hanno un buon motivo per gettare uno sguardo critico sulla realtà e al contempo sentono che la loro passione cinematografica non è solo il viatico per una professione, non è tanto il biglietto da visita per una carriera o per un posto da presidiare con occhiuta scaltrezza, ma semplicemente una ragione di vita.